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venerdì 26 ottobre 2012

Ho sceso, dandoti il braccio








Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

Il mio dura tuttora, né più mi occorrono le coincidenze,

le prenotazioni, le trappole,

gli scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio

non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.

Con te le ho scese perché sapevo che di noi due

le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue.





Eugenio Montale

giovedì 3 giugno 2010

Serenata Indiana

Serenata Indiana

E' pur nostro il disfarsi delle sere.
E per noi è la stria che dal mare
sale al parco e ferisce gli aloè.
...Puoi condurmi per mano,
se tu fingi di credere con me,
se ho la follia di seguirti lontano
e ciò che stringi, ciò che dici,
m'appare in tuo potere.
Fosse tua vita quella che mi tiene
sulle soglie - e potrei prestarti
un volto, vaneggiarti figura.
Ma non è, non è così.
Il polipo che insinua tentacoli
d'inchiostro tra gli scogli
può servirsi di te.
Tu gli appartieni e non lo sai.
Se lui, ti crede te. 

"Eugenio Montale dalla Bufera"

 

                        






martedì 29 dicembre 2009

Accade che

Accade che le affinità d'anima
non giungano ai gesti e alle parole ma
rimangano effuse come un magnetismo.
É raro ma accade. Può darsi
che sia vera soltanto la lontananza,
vero l'oblio, vera la foglia secca
più del fresco germoglio.
Tanto e altro può darsi o dirsi.
Comprendo la tua caparbia volontà di
essere sempre assente perché
solo così si manifesta la tua magia.
Innumeri le astuzie che intendo.
Insisto nel ricercarti nel fuscello
e mai nell'albero spiegato, mai nel pieno,
sempre nel vuoto: in quello che
anche al trapano resiste.
Era o non era la volontà dei numi
che presidiano il tuo lontano focolare,
strani multiformi multanimi animali domestici;
fors'era così come mi pareva
o non era. Ignoro se
la mia inesistenza appaga il tuo destino,
se la tua colma il mio che ne trabocca,
se l'innocenza é una colpa oppure
si coglie sulla soglia dei tuoi lari.
Di me, di te tutto conosco,
tutto ignoro.
E. Montale